Morte madre e figlia sulla Palermo-Sciacca: scontro frontale tra due Golf, due giovani in pericolo di vita
Un urlo di dolore ha attraversato Monreale venerdì mattina. Valeria Saveria Di Giorgio, 52 anni, infermiera e moglie di un agente della polizia penitenziaria, e sua madre Angelica Ganci, 78 anni, sono morte sul colpo in un scontro frontale sulla statale 624 Palermo-Sciacca, al chilometro 8,400, nel comune di Altofonte. L’incidente, avvenuto intorno alle 10:00 del 28 novembre 2025, ha coinvolto due Volkswagen Golf che viaggiavano in direzioni opposte. Una terza auto è stata sfiorata nello schianto. Due giovani di 19 anni, residenti a San Giuseppe Jato, sono rimasti in gravi condizioni, trasportati in codice rosso all’Ospedale Civico e al Policlinico di Palermo. La tragedia ha lasciato intere famiglie senza voce. E la strada, quella stessa strada, continua a mietere vittime.
La dinamica che ha spezzato due vite
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, la Golf guidata da Valeria Saveria Di Giorgio, con la madre Angelica a bordo, stava viaggiando in direzione Sciacca quando ha invaso la corsia opposta, proprio in un curvone dove la visibilità è già limitata. L’impatto è stato devastante: le due auto si sono scontrate frontali con una forza tale da ridurle a rottami. Entrambe sono poi state lanciate contro un muro di contenimento laterale, dove si è verificato un ulteriore impatto con una terza vettura, guidata da un uomo che ha riportato ferite non gravi. I soccorritori del 118 sono arrivati in meno di dieci minuti, ma non c’era nulla da fare. Le due donne erano già morte sul posto. Nessun segnale di frenata, nessuna traccia di sterzata. Solo il vuoto di chi non ha avuto tempo di reagire.
Chi erano le vittime
Valeria Saveria Di Giorgio era un volto noto a Pioppo, la frazione più popolosa di Monreale. Lavorava da quasi trent’anni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale locale. Si alzava alle 5, tornava a casa dopo le 20. Portava sempre un cioccolatino in tasca per i pazienti più nervosi. La sua famiglia era il suo mondo: il marito, agente della polizia penitenziaria, le due figlie, e la madre Angelica, che viveva con loro da quando il marito era morto, nel 2017. Angelica, 78 anni, era una donna silenziosa, ma con uno sguardo che ti faceva sentire al sicuro. Dicevano che non aveva mai perso la speranza, neanche dopo il lutto. Erano partite quella mattina per fare la spesa a Sciacca. Un’uscita banale. Una routine. Che non è mai tornata.
I due ragazzi che lottano per la vita
Marco e Luca — nomi di fantasia, per rispetto alla privacy — erano tornati da una serata tra amici a San Giuseppe Jato. Avevano 19 anni, un’auto usata, una playlist di musica italiana e la voglia di tornare a casa prima di cena. Non avevano bevuto, non avevano corso. Erano in autostrada, ma non sulla superstrada: sulla statale. Quella che tutti conoscono, quella che tutti temono. Quando hanno visto la Golf che veniva loro addosso, non hanno avuto nemmeno il tempo di urlare. I soccorritori li hanno estratti dalle lamiere con le cesoie idrauliche. Uno ha una frattura multipla al bacino, l’altro un trauma cranico grave. I medici parlano di “prognosi riservata”. I familiari sono in ospedale da ore. Non piangono. Sono paralizzati. Perché non capiscono come sia potuto succedere.
La strada che non cambia
La statale 624 Palermo-Sciacca è un’arteria vitale, ma anche un cimitero di asfalto. Negli ultimi dieci anni, almeno 17 persone sono morte su quel tratto, secondo dati raccolti da associazioni locali. Curvoni senza guardrail, segnaletica obsoleta, manutenzione saltuaria. Gli automobilisti lo sanno. I sindaci lo dicono da anni. Ma nessuno ha mai messo i soldi per sistemarla. Il comune di Altofonte ha chiesto fondi per un tratto di riqualificazione nel 2023. La risposta? “In attesa di programmazione regionale.” Ora, dopo questa tragedia, la voce si alza di nuovo. Ma sarà abbastanza?
Le indagini e i dubbi che restano
I Carabinieri stanno analizzando i dati dei black box delle auto, le telecamere di sorveglianza lungo la strada, e i risultati degli accertamenti tossicologici sui due giovani feriti. Non c’è ancora alcuna prova di alcol o droga. Ma la domanda che tutti si fanno è: perché Valeria ha invaso la corsia opposta? Stava guardando il cellulare? Era stanca? Ha avuto un malore? O c’è qualcos’altro che non sappiamo? L’autopsia sul corpo di Valeria Saveria Di Giorgio è stata disposta presso il Policlinico di Palermo. I risultati arriveranno tra una settimana. Ma la verità, a volte, non basta. A volte serve giustizia. E a volte serve solo che qualcuno ascolti.
La comunità in lutto
Il paese di Pioppo è fermo. I negozi hanno chiuso le tende. Sul muro della chiesa, qualcuno ha appeso un biglietto: “Valeria, ti ricorderemo con il tuo sorriso e i tuoi cioccolatini.” Sui social, centinaia di messaggi si susseguono: “Non è un incidente, è un fallimento.” “Quante altre madri dovranno morire prima che qualcuno agisca?” La sindaca di Monreale ha annunciato un minuto di silenzio in consiglio comunale. Ma i familiari non vogliono silenzi. Vogliono barriere, luci, segnali. Vogliono che nessun altro debba vivere questo.
Frequently Asked Questions
Perché è successo sulla statale 624?
La statale 624 ha tratti pericolosi da anni, con curvoni stretti, poca illuminazione e guardrail assenti o maltenuti. Tra il 2015 e il 2025, almeno 17 persone sono morte su quel tratto. Non è un caso isolato, ma un problema strutturale ignorato dalle autorità. Gli automobilisti lo sanno, ma non hanno alternative: è l’unica via diretta tra Palermo e la costa sud.
Cosa stanno facendo le autorità dopo l’incidente?
I Carabinieri stanno ricostruendo la dinamica con i dati delle auto e le telecamere. L’autopsia su Valeria Saveria Di Giorgio è in corso per escludere cause mediche. Intanto, la Procura di Palermo ha avviato un’indagine per omicidio colposo, con l’ipotesi di responsabilità per mancata manutenzione stradale. La Regione Sicilia ha promesso un sopralluogo urgente, ma senza tempi certi.
I due giovani feriti hanno speranze di sopravvivere?
Sì, ma è incerta. Entrambi sono in terapia intensiva con prognosi riservata. Il primo ha una frattura pelvica complessa e sanguinamento interno, il secondo un trauma cranico con edema cerebrale. I medici parlano di “finestra di 72 ore” per stabilizzare le condizioni. I test tossicologici sono negativi: non c’erano sostanze. Sono solo due ragazzi che tornavano a casa.
Perché la salma di Angelica Ganci è stata rilasciata ai familiari, ma non quella di Valeria?
L’autopsia è obbligatoria quando c’è un sospetto di responsabilità oggettiva, come in incidenti con invasione di corsia. Poiché Valeria era alla guida, è stata sottoposta a esame autoptico per escludere malattie o cause mediche che potrebbero aver causato l’incidente. Angelica, passeggera, non richiede l’autopsia se non vi sono segni di violenza esterna — e non ce ne sono. La sua salma è stata rilasciata subito per rispetto alle tradizioni familiari.
C’è stato un precedente simile su questa strada?
Sì. Nel 2021, un’auto ha invaso la corsia opposta nello stesso punto, uccidendo due fratelli di 22 e 24 anni. Nel 2020, una moto ha perso il controllo in un curvone, uccidendo un ragazzo di 18 anni. Ogni volta, la stessa richiesta: interventi urgenti. Ogni volta, la stessa risposta: “Siamo in attesa di fondi.” Questa volta, il prezzo è stato troppo alto.
Cosa possono fare i cittadini per cambiare qualcosa?
Fare pressione. Firmare petizioni, partecipare alle assemblee, chiedere trasparenza sui fondi regionali. Associazioni come “Strade Sicure” hanno già lanciato una campagna per mappare tutti i punti neri della 624. Ma la vera leva è il voto: chi governa la Sicilia deve capire che non si può più ignorare la vita di una madre, di una figlia, di due ragazzi. La strada non è un’opera pubblica: è un diritto.